IL FRUTTETO DELLA BIODIVERSITA’ A FICO, FRUTTI DEL PASSATO PER IL FUTURO

Un giardino con alcuni gemelli dei patriarchi da frutto e forestali più significativi d’Italia, dotati di grande rusticità e resistenza alle avversità climatiche e parassitarie; questo modello di conservazione genetica è esportabile anche in altri paesi dove si sta perdendo la biodiversità, elemento fondamentale per la sopravvivenza di quei popoli.

Il giardino serve soprattutto a dimostrare che le piante del passato sono in realtà le piante del nostro futuro, capaci di resistere alle avversità nei secoli, senza bisogno di molti interventi da parte dell’uomo: uno scrigno di biodiversità, una piccola banca genetica per la conservazione delle capacità di resistenza, proprie di questi patriarchi arborei, agli stress e ai cambiamenti climatici. Sono diverse le piante da primato ma la più curiosa è il fico di Cavana che vive nel parmense con dimensioni colossali e una chioma che raggiunge la superficie di circa 300 metri quadrati. E’ veramente singolare che a Fico l’Emilia Romagna sia rappresentata dal fico più grande d’Italia e forse d’Europa!

A Bologna, all’interno di Fico, il parco agroalimentare più grande del mondo coi suoi tredici ettari dove è possibile ammirare le principali filiere alimentari d’Italia. Nelle aree esterne, dove sono ubicati gli orti, le stalle, il vigneto e le serre, si può visitare questo particolare frutteto che è un piccolo campo conservativo dei patriarchi da frutto più antichi d’Italia, un modello di conservazione che dovrebbe essere preso come riferimento anche per l’aspetto divulgativo perché per salvaguardare una specie prima dobbiamo conoscerla e farle conoscere.

Su un’area di circa 400 metri quadri si sviluppa il giardino che è orientato da nord a sud e dove vegetano una quindicina di piante da frutto gemelle degli alberi più vecchi d’Italia. Ogni pianta è dotata di un pannello che ne descrive le caratteristiche principali e ne riporta la foto della pianta madre e del frutto. Conservare le piante del passato significa conservare le nostre radici, ma non basta; come le piante vivono grazie al loro apparato radicale, ma si sviluppano attraverso le loro chiome, così anche l’uomo deve tutelare le proprie radici evolvendosi e cercando nuove piante che meglio si adattino al clima che cambia.

Nel settembre 2017, grazie ad un accordo tra Arpae e la Fondazione Fico sono iniziati i lavori del giardino con la messa a dimora delle piante donate dall’associazione Patriarchi della Natura e a novembre, in occasione dell’apertura di Fico il giardino è stato completato e inaugurato nel 2018.