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Chi sono i grandi "Patriarchi" della natura


I grandi alberi hanno sempre avuto un'importante significato culturale presso i diversi popoli: infatti li vediamo protagonisti dei miti, delle cosmogonie, dei valori fondanti, delle visioni del mondo. Per quale motivo? In quanto esseri viventi, diventarono simbolo del cosmo, dell'universo delle cose inteso come organismo: del resto oggi agli alberi si riconosce una sorta di cervello, e quindi comportamenti, finalità. Così furono immaginati i cosiddetti alberi cosmici, come il frassino per i Germani del Nord o la quercia per i Celti. Ricordiamo anche gli alberi sacri dedicati alle divinità: sempre presso i Germani, la quercia al dio Odino, come presso i Greci a Zeus; il tiglio alla dea Freia. Gli alberi, inoltre, e in modo particolare gli esemplari più grandiosi delle diverse specie, resi possenti dalla somma consistente degli anni, i Patriarchi dunque, suggestionarono i nostri antenati per la stabilità, le dimensioni, la forza, la consistenza del tronco, il doppio ruolo di creature telluriche, con le radici innervate nella madre terra e nello stesso tempo celesti, con la chioma, aerea nel cielo. Patriarca
In particolare i Patriarchi arborei, silenti dominatori del tempo, quando la vita dell'uomo si bruciava in genere nel lampo fugace della giovinezza e dell'incipiente maturità biologica, furono confermati e rafforzati nel ruolo simbolico della cosmicità, della spazialità, dell'essere. I Patriarchi arborei furono simbolo così di vitalità, potenza, saggezza e rappresentarono l'essenza della vita con la capacità, che in antico apparve suprema magia, di trasformare luce solare ed elementi chimici in ossigeno e zuccheri, essenziali per gli animali, uomo compreso. Agli alberi si associa la foresta, a sua volta simbolo del Cosmo tutto e come tale ora demonizzata ora sacralizzata a seconda del percorso storico e ideologico dell'uomo. Gli alberi sono certamente fonte di salute neuropsichica, con il loro mantello verde che regola le funzioni neurovegetative; con la loro fotodiffusione, messaggio e fattore di equilibrio e di tonicità: del resto la tradizione di abbracciare gli alberi corrisponde proprio all'effetto della loro energia radiante. (testo di Domenico Plauto Battaglia).

La Carta di Identità del "Patriarca"


Patriarca Con questo termine si identificano le vecchie piante secolari, alberi (e non solo) che possono essere considerati i capostipiti dei nostri boschi. Sovente queste piante hanno dimensioni eccezionali, veri e propri monumenti vegetali che, oltre a valorizzare il paesaggio, conservano la memoria di eventi importanti accaduti nei secoli passati. In altri casi la dimensione è più modesta e meno appariscente ma non per questo il loro valore è da meno. Vi sono infatti piante che, nell'ambito della loro specie o per l'ambiente in cui vivono, rivestono un carattere di eccezionalità. E' il caso ad esempio di quegli esemplari, appartenenti a specie vegetali che normalmente hanno aspetto di arbusti o piccoli alberi, che in virtù della loro anzianità hanno raggiunto dimensioni inconsuete. Si pensi ad esempio a quelle essenze tipiche del sottobosco o della macchia mediterranea che costituiscono l'orizzonte arbustivo, alle piante da frutto o addirittura a piante erbacee perenni o succulente, esemplari unici e rari di grande valore biologico.


L'Associazione dei Patriarchi della Natura studia da anni questo meraviglioso mondo vegetale, raccogliendo documenti e informazioni sui vecchi alberi d'Italia e svolgendo attività rivolte alla tutela e alla miglior conoscenza di questo straordinario patrimonio naturale. Nel tempo è stato realizzato un archivio, che viene aggiornato periodicamente, nel quale sono oggi memorizzate circa 6000 piante ritenute di notevole interesse per le loro caratteristiche di età, dimensione, rarità o per l'elevato valore scientifico, ecologico, storico o paesaggistico. Non tutti gli alberi censiti vengono inseriti nell'archivio, vi sono dei criteri di selezione che l'Associazione ha individuato e che tengono conto di molteplici fattori.